
Howard Phillips Lovecraft e l’Orrore Cosmico che vive in noi
Fra gli scrittori più rappresentativi del suo tempo, Howard Phillips Lovecraft (1890-1937) ha ridefinito i canoni della Fantascienza e, più in particolare, del sottogenere fantascientifico orrorifico, canoni che sarebbero in seguito divenuti misura aurea per centinaia di autori ed epigoni a lui successivi, i quali, attraverso romanzi e pellicole, hanno contribuito ad aumentare l’unicità del suo Corpus.

Nato e morto a Providence, Rhode Island, Stati Uniti, dove rimase per buona parte della sua vita, ebbe un’infanzia difficile e, divenuto adulto, non godette mai di particolare fama fra i suoi contemporanei, che spesso bollarono molte delle sue opere come complesse e stranianti. Entità inconoscibili e così tanto potenti da poter distruggere la nostra realtà in un batter d’occhio, senza nemmeno accorgersi delle conseguenze delle proprie azioni, genìe umane maledette e blasfeme che perpetuano la propria esistenza in totale segreto al fine di ricondurre sulla Terra quelle Inconcepibili Potenze sempre pronte a cancellarla sono solo alcuni degli elementi tipici della narrativa del Solitario di Providence. Molte delle terribili deità da lui concepite, quali Azathoth o Cthulhu, sono infatti presto entrate nell’immaginario collettivo.
I suoi racconti hanno spesso creato topoi stilistici che sarebbero in seguito divenuti norma: basti ad esempio pensare all’ambientazione antartica de Alle montagne della Follia, la quale ci riporta alla mente successivi capolavori cinematografici quali La Cosa (1982) di John Carpenter, oppure alla sensazione di orrore e impotenza suscitata dalla sequenza del ritrovamento del relitto alieno da parte dall’equipaggio della Nostromo in Alien (1979) di Ridley Scott.
In Lovecraft l’uomo è soltanto una delle tante miserrime creature del Cosmo ed è destinato unicamente alla pazzia e alla distruzione.
Da tali elementi si possono inoltre evincere anche il pessimismo, il razzismo e l’ateismo dell’Autore, fattori da alcuni considerati deplorevoli ma che costituiscono una sua caratteristica imprescindibile, senza la quale ben poco si potrebbe comprendere del suo stile e del complesso processo mitopoietico cui ha dato vita.
Lingue ardenti di fiamma invisibile imprimono il marchio dell’Inferno sulla mia anima esausta” H. P. Lovecraft, I cari estinti, 1924.
A volte infatti la sua abilità si è rivelata tanto meticolosa da aver creato elementi che molti considerano reali, come ben esemplificato dallo pseudobiblium Necronomicon, il testo maledetto redatto dall’arabo pazzo Abdul Alhazred.
Tutti aspetti che, con molta probabilità, potrebbero trarre origine dalla tormentata esistenza di Lovecraft, costellata di lutti, abbandoni e speranze infrante, nonché di mostri interiori mai del tutto compresi e accettati, viscidi tentacoli avvinghiati attorno al suo cuore.
La sua penna ci ha donato un mondo complesso, contorto e a tratti incomprensibile, un mondo che, in fin dei conti, non è poi così diverso dal nostro: astruso e mostruoso.