A te, Pesaro, città morta dell’Adriatico
C’era una volta Pesaro, una città che forse non era grande per il divertimento che offriva, ma che era comunque riuscita a brillare come tenue stella.
Una città in cui il Mare incontrava la collina, dove la campagna si protendeva verso la costa e dove Passato e Presente si univano a creare il Futuro.
Un’immagine, quest’ultima, che ammalinconisce gli animi di chi ancora ricorda.

Ciò che si riscontra muovendosi fra le sue strade è ormai solo un netto contrasto fra le folle di persone che, a piedi o in auto, la rendono caotica durante i giorni lavorativi, per poi dileguarsi durante il fine settimana, trasformandola in deserto di catrame e cemento. E qualsiasi tentativo di invertire tale tendenza finisce sempre per risultare inefficace o per peggiorare il già compromesso status quo. Abbiamo infatti constatato a quale genere di crescita culturale ed economica abbia portato l’anno di Pesaro Capitale Italiana della Cultura 2024 o con quale scarsa veemenza l’Amministrazione Comunale abbia punito e punisca i malfattori e i criminali che proliferano nell’ambiente urbano, danneggiando beni pubblici e spaventando i comuni cittadini, i quali hanno sempre più paura di uscire di casa alla sera.
Gli adolescenti scappano verso altri lidi, da Fano a Rimini, mentre il nostro lungomare si spegne precocemente.
La grandezza dell’Industria del Mobile, che un tempo ci aveva reso famosi anche oltre i confini nazionali, vive ora nei racconti, o nei pochi relitti industriali che sono stati abbastanza forti da resistere, seppur con mille difficoltà e impedimenti, al collasso del mondo che esisteva prima. Un collasso che è ancora in atto e da cui le ultime amministrazioni non ci hanno tutelati, mentre intonavano un treno d’accompagno all’inabissamento della nave di cui erano al comando.
Di certo il periodo storico in cui viviamo non è dei migliori ed è innegabile che i problemi che ci affliggono non possano essere risolti con uno schiocco di dita, eppure, forse, una migliore gestione delle risorse a disposizione, unitamente a una più oculata scelta degli interventi, avrebbe potuto contribuire al risanamento della città.
Questa Pesaro nata rozza e povera colle genti pelasghe, é poi stata dal tempo e dagli artefici arricchita, ordinata, ripiena di begli edifizi, e condotta in questa civiltà che veggiamo”, Giulio Perticari.
La vicenda delle molteplici rotture che hanno recentemente colpito l’acquedotto a distanza di pochi giorni l’una dall’altra ne è un esempio lampante.
Poiché l’imprevisto può sempre capitare, ma ciò che conta è come si reagisce alla sua comparsa.
Basterebbe provare a concentrare maggiormente le proprie forze sui veri problemi e meno su fanfaluche ideologiche che paiono avere l’unico scopo di fomentare divisioni fra le persone, per le quali l’importante è solo poter Vivere.
E quindi a te, Pesaro, auguriamo una celere rinascita, lunga e definitiva, poiché, malgrado tutto, nulla è più caro alle persone del luogo che ha dato loro alla luce.





