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Il bisogno di tranquillità nell’era della fretta perpetua

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Se c’è un aspetto della vita che oggi pare svanito nel nulla, sopravvissuto solo nei racconti dei nostri nonni o genitori, questo non può che essere il ritmo umano della quotidianità, trasformatosi in un vortice incontrollato che attira a sé ogni nostro sforzo teso a ottenere stabilità e tranquillità.

Siamo ridotti a meri esecutori di direttive, spinti unicamente dalla celere volontà di arrivare al giorno successivo.

Corsa disperata verso l'arcobaleno

E se osserviamo il resto del Mondo, dove il suddetto processo di accelerazione è ormai fuori controllo, dove il concetto stesso di vita tranquilla è pressoché sconosciuto, viene da chiedersi che cosa possa spingere migliaia di giovani, e non solo, a fuggire dalle terre natie per inseguire la promessa di un rinnovamento, il quale li condurrà inevitabilmente a vivere in condizioni peggiori di quelle dei loro stessi bisnonni, ma con la certezza di possedere un abbonamento a qualche piattaforma da cui poter visionare l’ennesima attesissima serie televisiva.

Abbiamo oramai finito per considerare vita il nostro lavoro e il divertimento, dimenticandoci tuttavia della normalità, di tutte quelle strutture che costituiscono l’ossatura prima della Società. Viviamo divisi, separati dall’accidia e, anche quando proviamo a immedesimarci nell’altro, tendiamo a farlo per primeggiare o per dimostrare di essere più bravi degli altri.

La Via prosegue senza fine lungi dall’uscio dal quale parte. Ora la Via è fuggita avanti, devo inseguirla a ogni costo rincorrendola con piedi stanchi sin all’incrocio con una più larga dove si uniscono piste e sentieri. E poi dove andrò? Nessuno lo sa”, J. R. R. Tolkien, La via prosegue senza fine.

Eppure il bisogno di rallentare, di riequilibrarsi, chiama sempre, sebbene indossi vesti diverse dalla solita vacanza rigeneratrice, che pare quasi una fuga con un elastico legato al collo.

Si manifesta nel desiderio di tornare a vivere nelle campagne, lontano dalle spire delle città.

Non una massa incontrollata come quella che fugge accalcandosi, ma una lenta processione a piccoli gruppi, i quali gettano le radici nella terra e tentano goffamente di tornare in sintonia con il Mondo Vero, di cui avevano perduto la Memoria.

Per molti magari potrebbe sembrare un elogio della reazione, ma per altri il ritorno a una Vita Umana, vera e lontana da ciò che la Globalizzazione ci ha sempre dipinto come giusto.