L’Unione Europea vivrà ancora a lungo?
Le vicende degli ultimi sette anni hanno messo in luce una verità che molti vorrebbero rimanesse celata, ossia la totale inconsistenza geopolitica della tanto decantata Unione Europea: la crisi del Covid prima, la guerra fra Ucraina e Russia e l’intensificarsi delle tensioni in Medio Oriente poi sono tutt’ora pietre miliari poste a eterna memoria della sua incapacità e immobilità sul piano internazionale.

Il dado è stato lanciato e, nei prossimi mesi, potremmo giungere al bivio che ci condurrebbe o a una sua ristrutturazione, o alla completa dissoluzione di tutto ciò che rappresenta. D’altronde la crescita del malcontento nutrito dai cittadini verso Bruxelles non è di certo una novità, tanto che persino i popoli che hanno tratto maggiore giovamento dalla nascita dell’Euro sono giunti a essere alquanto critici nei confronti delle politiche adottate da chi la guida. Le folli scelte cosiddette green, o i deliri bellicistici del Presidente della Commissione Ursula von der Leyen dimostrano sempre di più quanto il buonsenso sia ormai una chimera, un ricordo lontano avvolto dalle nebbie del tempo, nonché un crimine perseguibile dalla psicopolizia di regime, tanto quanto la libertà di espressione oppure gli appelli alla Pace e all’assennatezza.
A quanto detto sopra si aggiungono inoltre le recenti dichiarazioni e azioni del Presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump, il quale, aprendo al dialogo con la Russia di Vladimir Putin e avanzando rivendicazioni territoriali sulla Groenlandia, ha assestato duri colpi all’impalcatura che reggeva il Mondo dai tempi della fine della Seconda Guerra Mondiale, di cui l’UE è una parte integrante, nonché uno degli ultimi bastioni.
Chi fino a ieri era solito schernire i subalterni dall’alto del suo trono ora trema, poiché le sue fondamenta paiono sempre più deboli e pericolanti.
Ulteriore prova del declino inesorabile cui sta andando incontro è riscontrabile anche nella tendenza delle grandi potenze occidentali e orientali a intessere nuove relazioni con i singoli stati della Comunità, anziché con la Comunità stessa, mentre i suoi rappresentanti vengono sovente ignorati, relegati alla stregua di terzi incomodi.
L’UE, con la sua attuale direzione, sta perdendo importanza internazionale…”, Gerhard Schröder, ex Cancelliere tedesco nel periodo 1998-2005.
E a nulla paiono valere gli appelli volti alla sua tutela, poiché le persone comuni, abbandonate in balia dei capricci del Mercato e dello strapotere delle Banche, la avvertono per quello che è: distante, capricciosa e a tratti ostile.
La Tempesta è su di noi e forse nessuno potrà fermare ciò che sta arrivando. Alcuni potranno affermare che sia finalmente giunto il momento di un sincero avvicinamento fra Popoli e Istituzioni e, chissà?, forse potrebbe anche rivelarsi vero.
Oppure siamo infine giunti alla resa dei conti, al limite di quell’abisso che potrebbe definitivamente ingoiare l’UE e consegnarla alle pagine dei libri di Storia.





