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Segreti, omicidi e misteri di Pesaro

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La nostra Pesaro, mosaico di segreti, simboli, tragiche morti, a tratti inspiegate, dove il mistero impalpabile e rarefatto per sua stessa natura, costituisce comunque una solida e resistente trama.

Fantasma Duca Pesaro

Le terrifiche Lamie, mostri femminili derivanti dal pantheon assiro–babilonese, riprodotte nel pavimento mosaicato del XII secolo del Duomo di Pesaro, dove sopravvive un ricco bestiario, simbolo del regno onirico. Nella cattedrale, all’interno della navata destra accanto all’abside, compare, quasi sospeso in un contesto estraneo, un piccolo, asettico e geometrico cimitero, quello degli ultimi Vescovi dell’arcidiocesi pesarese dove, accanto a loro, riposano i resti di Serafina Sforza, proclamata Beata, sfortunata moglie di Alessandro Sforza, reclusa dal signore di Pesaro in un convento e ingiustamente accusata di cospirazione. Non lontano, nella chiesa-sacrario di Sant’Ubaldo, si avverte il respiro di una tomba che non c’è, ma che pure insiste tra quelle mura come una maledizione, quella di Federico Ubaldo della Rovere, la cui orribile morte dovuta forse ad avvelenamento a soli diciotto anni, avrebbe spento per sempre le speranze paterne di una discendenza.

È il 13 ottobre 1760 quando in via Zongo si consuma l’omicidio insoluto del marchese Vincenzo Baviera, rinvenuto con un coltello affondato nel ventre, vicino al portone di casa, alle due di notte, nell’ora più buia.

Il 25 ottobre 1864 la ghigliottina collocata a Porta Sale, al termine di via Castelfidardo, compie il suo terribile lavoro mozzando il capo a Sante Frontini, appartenente alla famigerata Banda Grossi. Sante Frontini aveva inutilmente confidato nella clemenza del Prefetto.

Ciò che è noto racchiude in sé meno terrore di ciò che è soltanto sussurrato e fantasticato”, A. C. Doyle, Il Mastino dei Baskerville.

Quel mattino, a Pesaro, la folla silenziosa aveva atteso, trattenendo un morboso respiro, lo scatto della pesante lama. La macchina del tempo arretra di quasi sei secoli per condurci all’antico Arco della Ginevra, dove sorgeva un tempo il palazzo Malatesta.

Nuove evidenze storiche hanno messo in luce l’esistenza della Torre degli Antinori, possibile luogo dove si sarebbe consumato l’atroce delitto di Paolo e Francesca. Non è impossibile che i loro corpi sepolti da secoli, siano sotto quelle costruzioni, oggi solamente ossa e polvere di ossa.

I vivi e i morti. Le anime che hanno trovato la pace e quelle che ancora la cercano. Il sangue delle grandi famiglie aristocratiche e quello degli umili. Camminiamo sui selciati della nostra città circondati dal visibile, ma dall’invisibile perennemente osservati.