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Il Poeta e il Randagio

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La statua posizionata al centro di Piazzale Matteotti, a Pesaro, è dedicata al poeta dialettale Odoardo Giansanti, noto come Pasqualon. Ai piedi dell’elegante uomo baffuto, con cilindro e fisarmonica, se ne sta seduto un simpatico cagnolino, con lo sguardo tenero rivolto verso il poeta e la posa di chi si aspetta una carezza dai passanti che transitano di lì.

Pasqualon e il suo cagnolino interpretati dall'IA
Pasqualon e il suo cagnolino interpretati dall’IA

Nato a Pesaro nel lontano 1852, durante l’occupazione austriaca, terzo di cinque fratelli, si ritrova solo al mondo a soli dieci anni, cacciato di casa dalla matrigna; con la forza e la voglia di vivere di un ragazzino parte per Roma in cerca di fortuna, quella fortuna che non riuscì a trovare. Per un po’ di tempo visse di piccoli lavori ed espedienti, per un breve periodo si fece anche frate per riconoscenza verso i religiosi che lo avevano aiutato. Ma alla fine conobbe la prigione per vagabondaggio. Tornato a Pesaro, quasi cieco, disperato e depresso, venne accolto in manicomio, dove passò intere giornate a comporre poesie dialettali, traendone un po’ di conforto. Con sorpresa le sue poesie piacquero molto al pubblico e così, rinfrancato da tale inaspettato successo, Pasqualon si dedicò al suo vero talento: la poesia di strada, attraverso cui, alla guisa di antico banditore, narrava la vita quotidiana, gli eventi cittadini e l’evolversi della società, in modo semplice e arguto, con il linguaggio della gente, la quale lo ascoltava con ammirazione e si stupiva della sua incredibile memoria. Fino alla fine dei suoi giorni, infatti, Odoardo Giansanti ricorderà a memoria tutte le sue poesie.

Sicuramente il cagnolino, immortalato nel monumento, sarà stato il fedele compagno del suo girovagare tra le vie cittadine, alla ricerca di un riparo, di un pasto caldo, di una parola amica…

Signori gentilissimi // Sti giorne a jò impared // Che i versi miei vernacoli // I’è poch desidered // Perché si stenta a leggere // Ste mi dialett bsares. // Non tutti lo capiscono // parchè l’è mezz frances…”, Odoardo Giansanti, Abbasso i critici: poesia moderna, 1895.

A motivo della sua vasta e variegata produzione in vernacolo locale, Pasqualon riuscì a pubblicare il libro Pasqualoneidi, nel 1887, vincendo, alcuni anni dopo, il primo premio ad un concorso di poesia dialettale tenutosi a Macerata.

Arrivò finalmente una certa fortuna economica, ma era ormai troppo tardi: Pasqualon morì povero, nel 1932, sostenuto dalla carità di chi gli voleva bene. E il cagnolino? Lo aveva accompagnato sempre, durante i suoi piccoli spettacoli, in fondo il poeta era cieco e zoppo e l’aiuto di un segugio poteva essere utile, se non necessario. Non si sa se Pasqualon abbia mai attribuito un nome al suo fedele amico, alcuni raccontano che si chiamasse Bobi ma, in fondo, per la vicinanza di due anime non è necessario un nome, l’intesa va oltre la sua mancanza. E mentre il poeta declamava versi con la sua voce tonante, la sua “spalla” silenziosa se ne stava lì, fermo e impettito, come a dimostrare che quei versi fossero un po’ anche suoi.

Ancora oggi i due sono insieme come allora, quasi due anime gemelle; entrambi provarono il dolore, la fame, il rifiuto, ma non smisero mai di regalare un sorriso, amore e simpatia, entrambi erano poveri di beni ma ricchi di cuore, entrambi erano poeti a modo loro: Pasqualon con i suoi versi, il cagnolino con la sua sola presenza di randagio che sapeva dare voce a ciò che le parole non potevano dire.

Una curiosità: a Pesaro si dice che accarezzare la statua del cagnolino del Giansanti porti fortuna!

Cagnolino della statua di Pasqualon, Piazzale Matteotti, Pesaro