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San Valentino, l’amore, il sangue, il martirio

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Un concetto universale di amore romantico nasce da una vicenda storica a sua volta trasmutata in diverse interpretazioni. Valentino, vescovo di Terni, viene fatto torturare e decapitare il 14 febbraio del 273 dall’imperatore Aureliano in quanto reo di avere condotto a nozze proibite due innamorati, la cristiana Serapia e il legionario romano Sabino, pagano ma desideroso di unirsi per amore puro con la propria amata.

La festa di San Valentino si sarebbe poi in parte sovrapposta, assimilandone alcuni aspetti, ai Lupercalia romani, durante i quali i giovani, vestendo con le pelli di capre e cani i propri corpi nudi, si offrivano alle gioie della congiunzione amorosa: tale festa sarà soppressa da Papa Gelasio I nel 496. I secoli si susseguono ed è con Geoffrey Chaucer che si associa la ricorrenza dell’innamoramento valentiniano con il fidanzamento tra Riccardo d’Inghilterra e Anna di Boemia.

Inizia l’epoca dei Valentines o doni d’amore quando una delle più antiche Valentines sarà rappresentata dalla vicenda di Carlo d’Orleans che chiuso nella Torre di Londra dopo la sconfitta di Azincourt (1415) rivolge l’accorato sentimento d’amore prigioniero alla seconda moglie Bonne d’Armagnac.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona // mi prese del costui piacer sì forte, // che, come vedi, ancor non m’abbandona”, D. Alighieri, Commedia, Inferno, Canto V.

Non si può a questo punto celare l’ingresso nella storia di San Valentino del bardo William Shakespeare il quale nell’Amleto e nella scena della pazzia di Ofelia fa pronunciare alla fanciulla questo frammento di canto.

“Domani è San Valentino e appena sul far del giorno, io che son fanciulla busserò alla tua finestra, voglio essere la tua Valentina!”.

Amore, fede, follia, perdizione e sacro fuoco romantico. Questo è San Valentino.