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Morbidelli: storia di un museo dimenticato

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Era il 1970 quando Giancarlo Morbidelli, cominciò la sua seconda attività imprenditoriale a Pesaro, affiancandola alla produzione di macchine e utensili per la lavorazione del legno.

Da quel momento, sul fronte motociclistico, il mondo cambiò prospettiva, con innovazioni e sperimentazioni, quali i primi serbatoi integrati nella carena, il telaio monoscocca e il motore sospeso sotto di esso.

Moto Giancarlo Morbidelli

Le sue moto vinsero quattro volte il campionato mondiale a discapito delle grandi moto giapponesi: Honda e Yamaha, pronte all’acquisto del gruppo con assegni in bianco sempre garbatamente rifiutati. Nella Squadra di Morbidelli che partecipò al Campionato 500cc corsero Graziano Rossi e Giovanni Pelletier, collezionando grandi vittorie. Dopo la fine dell’esperienza nei maggiori campionati motociclistici nacque un museo nella sua città, Pesaro, con quattrocento moto storiche, alcune delle quali guidate dai più grandi piloti al mondo: Giacomo Agostini, Valentino Rossi (la sua prima moto 125CC era una Morbidelli). Qui erano esposte con visite guidate dal Signor Morbidelli in persona, che spesso accompagnava la spiegazione con la frase “sono soltanto moto uniche al Mondo” , facendo fermare il cuore degli appassionati.

Ora il museo è definitivamente chiuso e, dopo la morte di Giancarlo Morbidelli, le moto che hanno fatto la storia del motomondiale sono di proprietà della famiglia, mentre altre trecentocinquanta sono state vendute all’asta a Stafford, in Inghilterra.

La chiusura era davvero inevitabile?

Verrebbe da chiedersi come mai il Comune di Pesaro non abbia dato una mano dal punto di vista economico a Giancarlo Morbidelli per mantenere il museo aperto, o compare almeno qualche sua moto storica all’asta per esibirla durante Pesaro Capitale della Cultura 2024.

Sono soltanto moto uniche al mondo”, G. Morbidelli.

Si decise di non intervenire con due motivazioni e in due momenti diversi della storia. Il primo fatto avvenne proprio quando il signor Giancarlo annunciò la chiusura, commentando: “Il comune interverrà, non vi preoccupate; salveremo il museo Morbidelli”.

Il secondo commento arrivò dopo cinque mesi e fu accompagnato dalla frase “non abbiamo i fondi necessari per salvaguardare o prendere qualche moto, ormai all’asta“.

Purtroppo questa è una storia dimenticata e difficilmente ne sentiremo parlare in futuro, sebbene l’opera di Morbidelli rappresenti una pietra miliare nella storia di Pesaro e ci ricordi quanto grande sia stata la nostra città in un passato non poi troppo remoto.