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J. R. R. Tolkien: ponte fra Immaginazione e Realtà

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Il nome di J. R. R. Tolkien è forse uno di quelli che più si è fissato nell’Immaginario Collettivo grazie al mondo cui è riuscito a dare vita nel corso della propria carriera.

Elfi, Uomini, Nani e Hobbit, e prima ancora le loro rispettive lingue, rendono la Terra di Mezzo verosimile e del tutto accostabile a quel passato mitico del mondo in cui noi stessi viviamo.

Egli non creava semplici storie fantastiche fini a sé stesse, ma, da amante e studioso di lingue quale era, dava vita a vere e proprie civiltà partendo dalla costruzione del loro idioma, poiché, è bene ricordarlo, sempre valida è la massima linneana secondo cui Nomina si nescis, perit et cognitio rerum. Il Quenya, il Sindarin e gli altri nobili linguaggi degli antichi elfi sono il mezzo tramite cui ci giungono gli echi di storie di un tempo che non è più, mentre il gutturale e segretissimo Khuzdul, nelle sue fugaci comparse, pare celare nei propri vocaboli segreti di arti dimenticate e ineffabili. Lingue antiche, remote, cui Tolkien, ultimo di una lunga serie di traduttori, si incarica di restituire il senso, al fine di consegnarci storie di gesta gloriose, compiute e da alti cavalieri e da piccoli mezzuomini, tutti accomunati dalla lotta contro il Male Storico.

Per lui era impossibile separare una popolazione dal modo in cui ella dà un senso alla realtà che la circonda.

E la parola non è solo mezzo di comunicazione, ma vero e proprio strumento di Creazione e Subcreazione, il quale, attraverso la forza dei suoni, costruisce la struttura stessa di ciò che l’ascoltatore elabora dentro di sé. È vera e propria magia, in grado di trasmettere malinconia, ma anche di anticipare vicissitudini future: vicissitudini che non sono a noi aliene, poiché il Domani della Terra di Mezzo costituisce il Presente che noi oggi ci troviamo a vivere.
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Arda non è nient’altro che la Terra immaginata a un differente stadio dell’immaginazione”, J. R. R. Tolkien,

Non, come si potrebbe pensare, una fuga dalla triste realtà per rifugiarsi nel ricordo dei bei tempi andati, bensì un ulteriore punto di vista da cui ripensare noi stessi.

Un viaggio di crescita che possa portarci a maturare, siccome accade agli Hobbit Frodo e a Sam.

Ed è l’atto di crescere a portarci a osservare ciò che è stato con un occhio diverso, a vedere dettagli originariamente celati alla vista, prima come puerili Hobbit, poi come Uomini maturi e infine come antichi e saggi Signori Elfici, estremi custodi del Ricordo.

Creatore di Mondi e loro interprete; critico nei confronti del suo tempo, ma pronto a disporre al meglio dei momenti a lui concessi: Tolkien fu questo e molto altro.