Regione Marche: il confine fra Politica e Apolitica
Le Marche erano, e tuttora sono, una terra di confine, un confine fra il Passato e il Futuro, fra il mondo germanico e quello latino, fra la vecchia e la nuova Politica. Plurali e nel nome e nella varietà di tradizioni, sono al contempo la più meridionale delle regioni settentrionali e la più settentrionale delle regioni meridionali, nonché gomito che unisce le due metà di quel braccio chiamato Italia.

Il nome, che divenne ufficialmente Marche solo nel 1808, a seguito della divisione amministrativa del Regno d’Italia Napoleonico, la quale la portò prima a essere identificata con il nome Marca di Ancona e infine semplicemente come Marche, deriva dal termine germanico mark, il cui significato è appunto quello di confine, e fa riferimento alla divisione amministrativa con cui, durante il Sacro Romano Impero, venivano chiamati i territori militari posti al limitare dei possedimenti imperiali. Alcuni dei cosiddetti Marchesati che la componevano erano ad esempio la Marca di Fano, la Marca di Camerino e la Marca di Ancona. La Storia ha poi mutato la situazione politica italiana, eppure quel nome tanto semplice e, allo stesso tempo, adatto a descrivere un territorio multiforme e ricco di bellezza è permaso intatto nel corso dei decenni.
Tuttavia nel periodo storico che va dal Secondo Dopoguerra ai giorni prossimi ai nostri, vista soprattutto la lunga serie di Giunte che l’hanno ininterrottamente amministrata, mutando in forma e in livrea, ma non certo in idee e in azioni, molte delle peculiarità che hanno reso e rendono la Nostra Regione unica sono o relegate a caratteristiche trascurabili, o condannate a scomparire nell’oblio della dimenticanza. La svolta verificatasi a seguito dell’elezione di Francesco Acquaroli nel 2020 ha cambiato le carte in tavola, avendo portato a compimento molti progetti di rinnovamento rimasti troppo a lungo bloccati.
Oggi, a distanza di cinque anni da quella data, si pone nuovamente innanzi a noi un bivio: da una parte la possibilità di continuare il percorso già intrapreso, dall’altra non un ritorno a ciò che era prima, bensì il trionfo dell’esaltazione del Nulla. Lavoro, rinnovamento e Futuro contrapposti a vacui proclami e inani promesse di vanagloria.
I vostri talenti, le vostre idee, la vostra energia sono la risorsa più preziosa per tutta la comunità marchigiana”, Francesco Acquaroli, Governatore della Regione Marche.
Le Marche torneranno a essere un confine posto a separare il Prima dal Dopo, Oggi ancor più di Ieri, sicché nessun Giovane vorrà più lasciarsele alle spalle.
Saranno il discrimine tra una forza morente e l’avanguardia inarrestabile della totale Rinascita.
I suoi verdi campi non saranno più mero simbolo di abbandono, ma terreno fertile per far crescere virgulti di Speranza; le sue lunghe spiagge non solo vacanze spensierate, ma punti d’osservazione verso il mare d’un Domani radioso e prospero.
E, sebbene la strada innanzi a noi sia ancora lungi dall’essere stata percorsa, sarebbe errato abbandonarla prima di aver visto cosa si prospetti all’Orizzonte.





