La leggenda di Pisaurus
Le antiche radici della città di Pesaro sono ben fissate nella Storiografia e nella Letteratura, eppure, fin dai tempi del tardo Impero Romano, si è a lungo dibattuto sulle origini del suo nome e anche oggi, sebbene gli studi di Linguistica abbiano raggiunto un alto grado di accuratezza e precisione, non possiamo ancora dirci certi dell’origine del toponimo latino Pisaurus.

Secondo il grammatico romano del IV secolo d.C. Servio Mario Onorato, il quale ci propone un’origine erudita ma probabilmente paretimologica, la nascita del nome risalirebbe al tempo in cui Marco Furio Camillo, avendo vinto i Galli che avevano sottratto l’oro da Roma, scelse la città come luogo d’incontro per la riconsegna della refurtiva, la quale venne sottoposta a pesatura (Pensum auri), atto che poi si fissò nel nome stesso del sito. Tuttavia, esaminando il sostantivo con un metodo più rigoroso, appare subito evidente come la realtà sia ben più articolata, soprattutto se si pensa al grado di assonanza che si riscontra fra la parola Pisaurus e l’antico nome del fiume Foglia, ossia Isaurus, il quale potrebbe forse derivare dall’unione di radici indoeuropee indicanti acqua e sacro, cui è anteposta una P-, che nel tempo è stata associata o al greco ἐπί (epì), sopra, o al venetico epi, cioè piazza o mercato.
Fin troppo spesso scegliamo di ignorare il significato profondo dei nomi, i quali ci parlano e ci rivelano donde veniamo, dove siamo, ove andiamo.
Essi infatti comunicano a ciascuno di noi ben più di quanto possa sembrare e non sono semplici suoni, mere compressioni e decompressioni dell’aria percepite dalle nostre orecchie e interpretare dal nostro cervello. “Nomina si nescis, perit et cognitio rerum”, affermava Linneo, “Se non conosci i nomi, muore anche la conoscenza delle cose”, e quest’epoca in cui scorrono fiumi di parole, e povere e vacue, ha lo scopo di ricordarci quanto conoscere noi stessi possa aiutarci a illuminare l’oblio.
Le parole e le lingue, come ben ci ricorda J. R. R. Tolkien nel romanzo Il Signore degli Anelli – Le Due Torri attraverso il personaggio di Barbalbero, portano seco un intero bagaglio di storie e significati, legati al Passato, al Presente e al Futuro; proprio come una pianta, registrano in loro lo scorrere delle Vite e della Storia.
Nessun uomo elegante, tra tanta gente, poteva esserci, Giovenzio, cui tu iniziassi a voler bene, ad eccezione di questo tuo ospite venuto dalla moribonda città di Pesaro, più pallido di una statua dorata; che ti sta a cuore ora, che tu osi anteporre a me, e non sai quale delitto commetti?”, Catullo, Carmen 81.
E nella parola Pesaro risuonano vicissitudini di guerrieri valorosi e di poeti dagli infranti sogni amorosi, di trame di palazzo e di lunghi e tristi declini.
In poche lettere compaiono immagini sbiadite di un Tempo che non è più, unitamente ai relitti amorfi del Tempo che scorre ora.
Un nome, Pesaro, che oggi, siccome Gubbio, Firenze o Roma, parrebbe non aver ormai nulla da comunicarci, consegnando alla nostra mente solo l’istantanea fossilizzata di un paese morente, privo di qualsivoglia scintilla di Rinascita.
Ma è pur vero che è dalle ceneri di un bosco arso che rinascono, più forti e floridi, gli alberi. E sarà nostro dovere aiutare la Rinascita, iniziando a ri-conoscere noi stessi.





