Santa Maria delle Grazie scrigno e rifrangenza di Pesaro
La Chiesa di Santa Maria delle Grazie testimonia di una storia antichissima che aveva accolto i riti della comunità francescana sin dal 1231.

Un tempio orientato perpendicolarmente al senso odierno quando nel 1359 venne aperto l’ingresso sul lato attuale dominato da un bellissimo portale costituito da un fascio di lesene e pilastrini che proseguono lungo tutta la strombatura, ai piedi del quale sono accucciati due leoncini in marmo rosso di Verona, simbolo dei Malatesta, la prima dinastia che governò Pesaro per lungo tempo, da Gianciotto Malatesta, l’uccisore di Paolo e Francesca, passando attraverso le signorie più rappresentative di Pandolfo II e suo figlio, Malatesta dei Sonetti. Nel Santuario riposano i resti di Paola Orsini Malatesta che fu sposa di Pandolfo II, morta nel 1371. Fu un matrimonio d’amore e di reciproca stima, benedetto da Francesco Petrarca, amico di Pandolfo e ispiratore della sua scelta matrimoniale.
La rifrangenza storica e spirituale del Santuario riflette la luce dei dipinti appartenenti a diverse fasi pittoriche, ma su tutte dominano il Trittico della Madonna della Misericordia di Jacobello del Fiore (1407), che si riconosce per rappresentare l’emblematico passaggio dal severo stile bizantino alla eleganza formale del gotico cortese, e l’Immacolata Concezione di Federico Zuccari, che con sapiente simbologia teologica accende la visione del dogma riconosciuto nel 1854 da Papa Pio IX.
Nell’urna sepolcrale posta vicina all’altare, opera di Filippo Barigioni, dove oggi riposa, si riconosce il primo Sacello della Beata Michelina Metelli, nobile di nascita e a dodici anni maritata a un Malatesta. Dopo la morte del figlio Pardino abbandonerà la sua iniziale vita e con l’aiuto del Beato Cecco Zanferdini, fonderà, nel 1347, la Confraternita della Santissima Annunziata, avendo come contenuto centrale della sua spiritualità l’immedesimazione con Cristo Crocifisso.

Il Santuario di Santa Maria delle Grazie protegge la città di Pesaro con la bellissima icona della Madonna, da sempre venerata e custodita dall’Ordine dei Servi di Maria, trasferitisi nella Chiesa dal lontano 11 giugno 1922. Opera del pittore fanese Pompeo Morganti, con il suo dolcissimo sguardo accanto al figlioletto Principe Eterno, accoglie le speranze, i dolori e i messaggi della nostra città.
L’altare dei sette santi fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria, con il dipinto della Pietà con la Vergine dei sette dolori, opera di Gaspare Diziani, suggella infine la grandezza dell’antico ordine mendicante che, caso unico nella storia della Chiesa, vide i sette santi, canonizzati insieme.





